Recensione

Recensione: Gli inganni di Locke Lamora

Gli inganni di Locke Lamora
Scott Lynch

Nella misteriosa città di Camorr un orfano ha vita dura, e spesso breve. Ma il giovane Locke Lamora riesce a eludere la morte e a non farsi catturare come schiavo, fino a diventare un furfante provetto sotto la tutela del Forgialadri, un talentuoso artista della truffa. A capo della banda di fratelli dalle dita leste, noti come Bastardi Galantuomini, Locke diventa presto celebre, e si fa beffe persino del più temuto re della malavita. Ma tra le ombre si annida qualcuno di ancora più ambizioso e micidiale. Di fronte a un sanguinoso colpo di stato che minaccia di distruggere qualunque persona o cosa che abbia un senso nella sua esistenza, Locke giura di sconfiggere il nemico al suo stesso gioco crudele. Costi quel che costi.

Sapete di quei libri che avete da anni in wishlist? Quelli consigliativi da un amico ma che non avete mai potuto leggere perché introvabili? Beh, per me Gli inganni di Locke Lamora è uno di quei libri. Certo, lo avrei potuto leggere in inglese, ma avevo paura che fosse un inglese al di sopra delle mie capacità. Volevo apprezzare a pieno la storia, e finalmente il mio desiderio di poter avere tra le mani il libro di Lynch si è avverato.

La mia attesa di quasi un decennio ne è valsa la pena? Direi proprio di sì. La storia di Locke e dei suoi Bastardi Galantuomini mi ha catturato. Mi sono innamorata dello stile narrativo, dei personaggi, dello stesso word building. Insomma, di tutto. 

La storia narrata da Lynch è complessa, divertente e coinvolgente. I suoi Interludi nel passato che in qualche modo fanno da premessa ai capitoli sul presente sono delle piccole perle di battute e sono stati un modo originale per aiutare il lettore ad abituarsi ad un word building elaborato e complesso che fa l’occhiolino alla Venezia Rinascimentale ma che al contempo parla di un mondo alieno i cui antichi abitanti hanno lascito come eredità all’uomo nelle strane e affascinanti strutture di Vetrantico.

Ma world building e ambientazione non bastano a rendere un libro una delle migliori letture dell’anno. Per quello ci pensano prima padre Catena e poi Locke con i suoi Bastardi Galantuomini. Ladri, bugiardi, trasformisti. Mettono a punto delle truffe elaborate ai danni dei nobili della città, infischiandosene della Pace Fredda tre il Duca Nicovante e il Capa Barsavi, al quale tutte le bande della città devono rendere omaggio.

Locke con il suo ingegno, Jean dall’aspetto che nasconde un combattente micidiale, i gemelli Sansa divertenti e leali e infine Cimice il piccoletto del gruppo, sono entrati senza se e senza ma nel mio cuore. Sono una famiglia in tutti gli effetti. Sempre pronti a difendersi l’un l’altro e pronti a seguire i piani di Locke fino alla fine. 

Sebbene il libro sia bello corposo, la storia è volata via scorrevo come l’olio. Ho riso come una scema diverse volte, per le trovate di Locke e penso che questo sia uno dei motivi per cui non ho sentito per niente la corposità della storia che seppure complessa è piena di colpi di scena. Davvero, non trovo le parole adatte per spiegarvi di quanto Lynch mi abbia catturato. I Bastardi Galantuomini entrano a gamba tesa nell’Olimpo delle storie preferite. Si merita 5 stelle e il titolo di migliore lettura dell’anno!

La mia opinione: 5 stelle
★★★★★

Nym

Scritto da
Nymeria

Leggere è una necessità

5 commenti su “Recensione: Gli inganni di Locke Lamora

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