Recensione

Recensione: La corte di rose e spine di Sarah J. Maas

 

La corte di rose e spine

Sarah J. Maas 

Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L’animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge «ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita». Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l’allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente. Quando poi un’ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo…

Ero un indecisa se cimentarmi nella recensione di La corte di rose e spine o lasciar correre. Alla fine mi sono detta, perché no? Ne potrebbe uscire una discussione interessante tra amanti o meno della Maas. 

Per quanto infatti io tenda ad amare i personaggi di questa autrice ma non posso fare a meno di pensare che ACOTAR non sia esattamente il suo libro più riuscito. Direi tutt’altro. Purtroppo è un libro abbastanza statico, che funge da introduzione ad un universo fantastico nuovo ma che al contempo è di una noia quasi mortale. Non succede quasi nulla in 403 pagine se non nelle battute finali del libro e ho il sospetto che il mio apprezzamento delle ultime 100 pagine dipenda in larga parte dalla figura controversa di Rhysand che sarà fortunatamente approfondita nel secondo capitolo della serie.

Con ACOTAR ci troviamo di fronte a uno dei tanti retelling de La bella e la bestia, la storia riprende i punti cardine di questa favola piegandoli comunque alle esigenze di trama. Abbiamo un carceriere che può assumere fattezze bestiali, una maledizione da spezzare e una famiglia caduta in disgrazia e costretta a vivere di stenti per sopravvivere.

Tuttavia non riesco a trovare dei punti di forza nella storia che sì si fa leggere, è un racconto fluido ma finite tutte le pagine non lascia poi molto. All’epoca della prima lettura decidi si proseguire la storia solo per la promessa che ci sarebbe stato di più del mio personaggio preferito e confermo che sarà così tuttora.

Vorrei spezzare una piccola lancia nei confronti della Maas, molto ritengono che nel secondo libro abbia snaturato il personaggio di Tamlin, però in questa seconda lettura ho notato alcuni sintomi di quello che poi questo personaggio dimostra di essere. Non so se sia una cosa voluta o meno. Ovvero non so se sono semplicemente io che conoscendo come si evolve la storia vedo sintomi dove in realtà non c’è nulla. Sta di fatto che Tamlin mi è sembrata una persona possessiva e con manie di controllo anche se ben celate e sinceramente non penso potrei mai perdonargli che nei momenti decisivi sia rimasto in disparte mentre il suo fantomatico amore veniva fatto quasi a pezzi…

Consiglio questa serie agli amanti dei retelling ma soprattutto a chi si fida delle mie parole. Il secondo libro vale 100 volte il primo che purtroppo è un prezzo da pagare per poter iniziare ad apprezzare questa serie!

La mia opinione: 3 stelle
★★★

Nym

Scritto da
Nymeria

Leggere è una necessità

3 commenti su “Recensione: La corte di rose e spine di Sarah J. Maas

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